In questa sezione ho raccolto parole, impressioni e testimonianze di chi ha visto da vicino il mio lavoro.
Sono voci diverse che, insieme, raccontano non solo le mie opere ma anche il dialogo che nasce con chi le osserva.

Claudia Bettega

estratto dal libro “MOMENTI D’ARTE A VICENZA 1950 – 2010”

autore prof. Giuliano Menato

“Mi piace immaginare mondi positivi – afferma Claudia Bettega -, mi è sempre interessato creare immagini ed osservare quelle degli altri”. La giovane pittrice, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia con studi di disegno a Madrid, non segue mode passeggere, il suo lavoro è fatto di passi lenti e di riflessioni profonde. Per lei la pittura è un’esigenza, un dono che non si esaurisce. Ha un potere assoluto, che si manifesta con semplicità, e le consente di vedere anche ciò che si cela nell’ombra. È un’osservatrice attenta che interroga il passato per cogliere le traiettorie della post-modernità. Non ha una visione negativadel gran teatro dell’arte contemporanea, ma non condivide l’azione di chi non vuole applicarsi con impegno. La figura femminile è protagonista della sua pittura e musa ispiratrice è Lolita di Kubrick: “una ragazzina biondissima, bellissima, seducente”. Le immagini si stagliano in primo piano su fondi luminosi, disegnate con segno deciso, dipinte con colori accesi. Appartengono ad un mondo giocoso che sembra promettere evasione e piacere. Lo stile è eclettico, non iperrealista. I suoi soggetti sono fantasticherie che affiorano dalla quotidianità del vissuto. Matisse, Picasso, Hockney, Haring, l’arte egiziana, la fotografia pubblicitaria, i cataloghi turistici sono riferimenti espliciti nel modo di rendere la presenza umana. Il linguaggio di forme libere, esente da ogni indagine introspettiva, lascia che i diversi livelli interpretativi rimangano indefiniti.

estratto critico
“Presentazione Mostra Il linguaggio delle cose ”

autore prof. Giuliano Menato

IL LINGUAGGIO DELLE COSE

del prof. Giuliano Menato

Le opere di Claudia Bettega vogliono attivare un dialogo e stabilire un rapporto. E trasformare una superficie neutra, come la tela, dandole una personalità. Claudia lavora con concetti e idee, non con archetipi e stereotipi. Lavora su cose che appartengono all’esperienza comune, alla conoscenza di tutti. Le sue immagini non vengono dall’inconscio ma dall’informazione visiva, e sono più istintive che interiori. Accettando di rappresentare figure nella loro banalità, mette in scena soggetti che acquistano un significato a partire dal momento in cui lo sguardo si posa su di essi. Chi guarda le sue figure non è una macchina, è uno che pensa, desidera, si delizia, si annoia. Claudia è per un’arte che si intreccia con la vita di tutti i giorni e nello stesso tempo sogna, che prende le sue forme dalla vita e si estende al di là di esse. Non vuole comunicare messaggi astrusi, ma solo attirare l’attenzione dello spettatore facendolo pensare a ciò che vede. Lo sforzo di concentrare la sua energia su un messaggio la limiterebbe e perciò preferisce andare verso l’ignoto e il fantastico, come dimostrano quelle opere in cui la figura idealizzata dai media è sostituita da un’immagine di pura fantasia. L’interesse eminentemente formale è evidente. Ella è impegnata a riqualificare il vasto repertorio delle sue rappresentazioni pittoriche e a innalzarle ad un livello di valori formali. L’assunzione di immagini dai mass-media, pur evidente e innegabile, non è l’elemento intimamente costitutivo della sua poetica. È piuttosto una delle implicazioni di un nuovo e aderente sguardo rivolto verso il mondo. L’incontro di Claudia con il proprio ambiente, con la realtà che la circonda, con i modelli dell’esperienza ordinaria, con la proiezione delle immagini artificiali, costituisce sul piano estetico l’incontro significativo tra l’artista e il suo mondo.

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